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Il dialetto bergamasco

dialetto-bergamascoIl dialetto bergamasco, insieme a quello cremasco, mantovano e sorinese, deriva dalla lingua lombarda, che a sua volta deriva dalle lingue gallo-italiche. Le prime evidenze del dialetto bergamasco sono decisamente antiche e risalgono al Basso Medioevo. Nel corso del tempo il bergamasco ha subìto varie modifiche, sia nel significato delle parole che nella loro pronuncia, dato che, ad esempio, durante le dominazioni longobarde sono entrati in essere tanti termini di origine “germanica” che oggi sono parte del linguaggio comune.

Quello bergamasco è un dialetto poco comprensibile anche per abitanti di altre provincie lombarde, dato che la fonetica è molto stretta. Addirittura il dialetto di Bergamo, criticato da Dante Alighieri per via delle sue asprezze, è stato oggetto di studi e di confronti sia con l’italiano che con altri dialetti.

L’espressione principale del dialetto bergamasco è “pòta”, usato anche nell’antico padovano, nel bresciano e nel cremasco, e sta a significare “insomma” rivolto ad una sorta di senso di rassegnazione sulle cose che accadono e sulle quali non ci si può fare nulla.

Oltre al bergamasco che si parla nella città di Bergamo in sé, ci sono tante varianti di questo dialetto che sono parlate in piccole comunità montane, ad esempio, che si differenziano dal bergamasco “puro” (che è quello di Bergamo) per un po’ di lessico e per la pronuncia di alcuni suoni.

Tipico del bergamasco, oltre che delle comunità montane, è lo scötöm, praticamente un soprannome che permette di distinguere una determinata famiglia, a volte anche tutto un paese.

Oggi il bergamasco ha acquistato una nuova “dignità”, come tutti i dialetti, dopo che per anni si era evitato di parlarne. La letteratura in vernacolo è stata rivalutata, studiata, e permette di capirne di più anche sui bergamaschi in sé.


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